Una gita a...
Sulla settimana enigmistica c'è un cruciverba che si chiama così. Non so se lo conoscete: è un normale cruciverba, ma alcune definizioni sono fotografiche. Quattro o cinque, non di più. Sono tutte foto di una qualunque cittadina italiana, il suo nome è anch'esso una definizione. Alla fine del cruciverba si scopre la meta della settimana e i nomi dei monumenti o delle vie raffigurate.
Mo' ci provo io, ma sono sicura che roba come in queste foto non l'avete mai vista...
Non vi chiedo di indovinare la cittadina. Anche perché l'ho lasciato scritto nella foto in alto. Indovinate invece il mio stupore alla vista di queste immagini dal vivo!
Sono capitata ad Aulla questa estate, nel viaggio fra la Garfagnana e la Liguria. Dario soffre di mal d'auto, perciò io e lui abbiamo preso il treno per scendere giù dalle alpi apuane, evitando le curve. Il treno se la fa quasi tutta in galleria, un rettilineo in discesa, perciò io e Dario siamo arrivati con notevole anticipo rispetto a Flavia e all'ing. che, con la macchina piena di bagagli, zigzagavano con calma giù dalla montagna. Non sapendo come impiegare l'attesa abbiamo fatto un giretto per la città.
C'è una foto che non ho fatto: appena arrivati in questa grande piazza, sono stata colpita da un monumento ai caduti. C'era poco altro di interessante, così sono andata a leggere i nomi sulla lapide. Ho spalancato la bocca quando ho letto che era dedicata alle vittime di tangentopoli. E non era una lista molto lunga. "Strano... -ho pensato- credevo che le vittime di tangentopoli fossero tutti gli italiani..." Cioè: non vittime di tangentopoli, ma del sistema delle tangenti. Che non è affatto finito. Purtroppo. Vedi Fazio e i suoi amichetti.
Poi ho visto gli altri elementi interessanti della piazza, che ho fotografato qui sopra.
La piazza stessa ha una grossa anomalia: da una parte si legge "Piazza Gramsci", attraversandola tutta, dall'altra parte si scorge: "Piazza Bettino Craxi". Sì. E' proprio lui quello raffigurato nel monumento. Magari un po' più giovane e magro, di come lo ricordo io.
Sono sicura che Gramsci si stia ancora rigirando nella tomba.
Io ho girato solo i tacchi e me ne sono andata via da questa amena cittadina...
Prologo
C'è un silenzio irreale in questa casa. Ho dovuto accendere la TV, che se ne sta abbandonata, di là, a blaterare inutilità qualsiasi, per far finta di non essere del tutto sola. Non che mi dispiaccia questa solitudine, questo tempo strano, quasi regalato... I bambini sono da mia suocera per qualche giorno, mia madre è in montagna da un'amica, Maurizio è andato ad affrontare il suo primo giorno di lavoro dopo un mese di distacco. Cosa che avrei dovuto fare anch'io oggi, ma il mio alluce rotto mi ha procurato questa ulteriore divagazione: il rientro è rimandato di qualche altro giorno. Non so quanti. Ufficialmente i venti giorni di prognosi assegnati dal pronto soccorso di Lavagna scadono mercoledì. Ma il piede è ancora gonfio, il polpaccio è provato, il tallone non ne può più di camminare senza l'alluce... Ho scoperto in questi giorni a quanto serva uno stupido dito di un piede.
Che resta comunque uno stupido dito di un piede. Niente in confronto a chi non può camminare. Penso a mia madre e all'angoscia che ha provato mentre io ero in Garfagnana. Ora va meglio, ma in quei momenti ha visto cancellarsi a poco a poco alcune funzioni vitali, che noi in genere siamo così stupidi da dare per scontate.
La sua malattia non ha ancora un nome. Non lo sanno i medici, figuriamoci noi... Non credevo nemmeno che esistesse una malattia così. Pare sia un virus, visto che tutto il resto si è autoescluso - spero. Un virus entrato forse quando faceva la chemioterapia, in un momento di scarse difese immunitarie... Un virus raro. E ti pareva... Attacca le terminazioni nervose e le rosicchia. Mia madre non sentiva più mani, piedi, bocca e cominciava ad avere grossi problemi con intestino e gola. Ancora oggi mangia poochissimo e cammina 'a memoria'. L'unica cura somministrata è stata la gammaglobulina, che non è neanche una vera e propria cura, solo un potenziamento delle proprie risorse immunitarie e presto ne farà un altro ciclo, sempre in attesa di qualche risultato delle analisi già fatte.
Iniziata con questo peso, non è stata una grande vacanza... Le piccolezze successe in seguito, però, sono state decisamente messe in ombra da questo pensiero. Anzi, ancora adesso sono motivo più che altro di risate a crepapelle. Forse un tantino nervose.
Vorrei raccontarvi un giorno qualsiasi... Prendiamo ferragosto! Poi mi raccontate il vostro...
Buon Ferragosto 2005!
Il mio piede è ormai fasciato da qualche giorno: l'alluce è rotto, l'hanno confermato le radiografie del pronto soccorso di Lavagna, qui vicino a Sestri Levante, dove abbiamo affittato un bungalow per due settimane, in un campeggio.
Il bungalow potrebbe anche essere definito "carino", se non fosse che ci piove dentro, come abbiamo avuto il "piacere" di constatare alla quarta notte di soggiorno, intorno alle 5.00, quando ha cominciato a piovere sul letto di Flavia. Niente in confronto all'alluvione della mattina successiva, quando l'acqua è arrivata a valanga da sotto, ma del resto c'era la tromba d'aria e il cielo era nero come se fosse notte. In condizioni tali rompersi un alluce è veramente il minimo. Peccato che sia successo dopo, quando era persino tornato il cielo azzurro. Stupidamente mi sono preoccupata di andare a vedere la macchina: erano caduti degli alberi nelle vicinanze e, vista la sfiga degli ultimi tempi...
Al terzo passo fuori casa sono caduta sulle scale bagnate, in maniera molto cretina. Ero in ciabatte, lo sono ancora adesso. La macchina, per fortuna, stava benissimo.
L'alluce fa male, ma il dolore più grande è quello di non poter farsi un bagno al mare, con questo caldo...
Veramente il divieto non è assoluto, visto che noi l'abbiamo aggirato. Non per niente ho un marito ingegnere... La ciambella l'ho comprata appena uscita dall'ospedale, mentre aspettavo che mi venissero a prendere, era in regalo con una rivista: abbastanza grossa e munita di due maniglie di gomma.
I guanti invece li ha comprati Maurizio, il giorno dopo. Ha preso i più grandi che c'erano e li ha scelti di un vistoso arancione, per sottintendere ironicamente alle zampe di paperino.
La tecnica l'ho acquisita quasi subito: una volta posizionato il guanto sul piede, ben fermato da due grossi elastici, si tratta di raggiungere la riva del mare, con la ciambella sulla schiena, retta dalle due maniglie; appena l'onda arriva a sfiorare i piedi, inizio a saltellare con un piede solo, finché l'acqua non arriva alla caviglia, a quel punto faccio una giravolta e mi tuffo di schiena, il piede destro sollevato e il culo a mollo, finalmente!
Non è un granché, ma mi aiuta a sopportare il caldo.
A ferragosto, però, decidiamo di fare una gita. Riesco ancora a pedalare e in bici raggiungiamo la stazione di Sestri Levante, da qui, in treno, Rapallo e, infine, in battello, San Fruttuoso, passando davanti a Santa Margherita Ligure e alla "carissima" Portofino. Il tempo non è dei migliori e il mare si sta lentamente ingrossando.
San Fruttuoso però è sempre splendida... E' un'abbazia, costruita circa 1000 anni fa, da monaci greci arrivati dal mare. Ancora oggi ci si arriva solo in barca o da uno scomodo sentiero a piedi. Perché quei monaci siano andati proprio lì a costruire la loro abbazia non mi è ancora chiaro, ma sicuramente è stata questa sua inaccessibilità a mantenerla ancora quasi intatta.

La giornata è nuvolosa, la spiaggia è sassosa e non faccio nessuna fatica a rinunciare al mio buffo bagno in mare: resto all'ombra, vestita, ad osservare il resto della famiglia che combatte con le onde. Dopo un po' ci si mettono pure le meduse e Flavia viene prontamente medicata da un efficientissimo mini-pronto soccorso mobile. Bene. Nella mia testa si compone finalmente il "non c'è due senza tre", proverbio quasi infallibile. Infatti in Garfagnana era toccato a Dario essere medicato al pronto soccorso per una puntura di un calabrone, con l'aggiunta di una bella iniezione di cortisone. Tre pronti soccorsi, quindi, e tutti per cose abbastanza lievi: ci si può rilassare.
Il mare però non è affatto calmo. L'altoparlante del battello, appena arrivato, annuncia che, date le condizioni del tempo, si tratta dell'ultima corsa per tornare a Rapallo. Noi stiamo mangiando un gelato: abbiamo l'intenzione di visitare anche Portofino, più tardi, e nessuna voglia di farci spennare dagli esosi gelatai - così ci hanno detto - del luogo. Dario ha scelto un grosso magnum, interamente di cioccolato.
Saliamo su un oscillante battello e attendiamo parecchio - troppo - tempo la partenza, facendo su e giù con le onde. Ci posizioniamo in prima fila, nel ponte più alto. Finalmente partiamo. Il mare non è grossissimo, ma una fastidiosa onda lunga laterale continua a farci oscillare.
Maurizio e Flavia sono andati a godersi le onde, giù a prua, ma poco dopo li vediamo tornare tutti bagnati. Gli spruzzi salati, in effetti, arrivano fino qui in alto e i posti sono tutti occupati: Maurizio è costretto a prendere in braccio Dario, per sedersi.
Fatica inutile.
In quattro e quattr'otto lo stomachino di Dario dà cenni di cedimento. Maurizio si alza di scatto, comincia a correre con Dario verso le scale, che sono proprio in fondo, dopo tutta quella gente... Incrocio lo sguardo di Dario e vedo che è troppo tardi: le sue guancie sono gonfie. Mentre si fanno largo tra la folla vedo la gente, quasi atterrita, spostarsi in fretta o, per lo meno, cercare di coprirsi con le mani... Niente da fare... Lo spruzzo è inevitabile. Il colore è sospetto, ma l'odore è inequivocabilmente di cioccolato! Per fortuna non ha neanche fatto in tempo a mischiarsi con gli acidi dello stomaco.
Maurizio e Dario arrivano comunque a poppa, ma sono costretti a fermarsi prima delle scale, dove una mano pietosa ha sollevato il coperchio di un cestino per i rifiuti. Purtroppo non abbastanza in fretta per evitare, ad uno dei passeggeri, una spiacevole vomitata nel collo e sulla schiena.
Io arrivo annaspando con un pacchetto di fazzolettini di carta. Verfamente li ho quasi finiti distribuendoli qua e là, alle vittime di Dario. Il battello continua a dondolare, Dario e Maurizio sono pericolosamente in bilico, in cima alle scale. Il cioccolato è dovunque. Non riesco a pulirlo da sotto le scarpe di Maurizio, che non fa che scivolare. Anche tenere Dario non è facile: le sue braccine e quelle del padre sono completamente ricoperte di cioccolato, sguiscia come un'anguilla.
Piano piano la folla riprende parola. Qualcuno ci fa arrivare altri fazzoletti e una bottiglietta d'acqua. Qualcun'altro lancia battute. Sento chiaramente una voce che fa: "io non voglio avere figli!". Maurizio non fa che scusarsi, offre addirittura, al malcapitato con la vomitata nel collo, il dono della sua canotta, non rendendosi conto che anche quella, come tutto il resto, è ricoperta di cioccolato. Pian pianino riusciamo anche a sederci: la gente ci fa posto senza storie. Il battello attracca a Portofino: scendono quasi tutti, attraversando in qualche modo - qualcuno coi tacchi a spillo - una vistosa pozzanghera marrone, proprio davanti a noi.
A noi, invece... viene tanto da ridere! Ovviamente decidiamo di non scendere nella chic Portofino. Fra le risate coninuiamo a pulirci e Darietto, finalmente, si accoccola sulle ginocchia del padre e si addormenta. Dalla prima fila Flavia ci fa ciao-ciao con la mano: per tutto il tempo ha fatto finta di non conoscerci!
A voi invece... com'è andata?
P.S. Di pronti soccorsi non ce ne sono stati altri, però... Un altro piccolo fastidio ci ha rotto pesantemente le scatole: ancora adesso sto combattendo con shampoo e lozioni una acerrima lotta contro i pidocchi. Stavano nel campeggio... e hanno scelto proprio noi!
Au revoir e... scusate la lunghezza del post!